Tutti i risultati della prima giornata di Jumping Verona

Niels Bruynseels e Gancia de Muze - Ph:CSIBasel

Si è appena conclusa la grossa del primo giorno di Jumping Verona e il primo gradino del podio è stato conquistato da Niels Bruynseels in sella a Gancia de Muze (0/0 33.52sec).

Secondo gradino del podio per Douglas Lindelöw e Zacramento (0/0 35.55sec) e terzo per Sergio Alvarez Moya su G & C Arrayan (0/0 35.79sec).

Miglior azzurro Emilio Bicocchi su Sassicaia Ares (0/4 36.32 sec) e Piergiorgio Bucci su Driandria (0/4 38.78 sec)

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L’Inno di Mameli suona anche nella seconda categoria del CSI5*-W di Jumping Verona che ha preso il via oggi a Fieracavalli. Dopo il secondo posto ottenuto nella prova d’apertura, stavolta Luca Maria Moneta si è imposto nel Premio Kask, categoria a tempo con ostacoli da 1 metro e 50 centimetri in sella al fido Neptune Brecourt.

L’azzurro, 50 anni il prossimo 23 dicembre, non ha avuto rivali come attesta il responso cronometrico della sua esaltante prova chiusa senza errori: 58.38 secondi. Un tempo eccezionale, quello fatto registrare da Moneta, visto che la seconda classificata, la svizzera Jane Richard Philips, non ha saputo far meglio che fermare il cronometro su 63.47 secondi con Izmir van de Baeyenne. Al terzo posto ancora un binomio tutto italiano formato da Massimiliano Ferrario e Loro Piana Rigoletto della Florida (0 penalità; tempo di 63.92 secondi).

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Pronti…via! E Filippo Marco Bologni piazza il colpo al primo CSI5* di Verona, vincendo con Quidich de la Chavee il Premio Laurent-Perrier.

“Bell’inizio che dire. Ma il merito è del mio stallone francese. È forte e qui ha saltato benissimo. Felice? Di più”. Filippo (figlio di Arnaldo, l’ultimo a vincere il Gran Premio Roma a Piazza di Siena nel 1994), 23 anni, faccia sveglia del tipo ‘questo sa cosa vuole’, nel mondo dell’equitazione, è considerato da tutti un cavaliere atipico, per alcuni unico. È bravo, sa vincere, a Verona come a Piazza di Siena, ma il suo DNA identificativo sta nel modo di mettere in vetrina il proprio ‘io’.  Filippo sceso da cavallo, va in mezzo alla gente, firma autografi, scatta selfie, risponde ai fan, si fa fotografare. Ragazzini e, soprattutto, ragazzine fanno la fila per un autografo rigorosamente con dedica. I social sono per Filippo di casa come i cavalli con i quali convive da quando è nato. “Sono nato tra pony e cavalli – dice Filippo – ma mi sono appassionato veramente a loro a otto anni, quando ho fatto la prima garetta. Mi è subito piaciuto il gusto della competizione. Lì si è accesa la scintilla, ho capito che volevo fare il cavaliere di professione”. 
Eppure questo non bastava. Filippo aveva, ed ha in testa il progetto di far uscire l’equitazione dai confini esclusivamente sportivi raccontando la sua quotidianità attraverso il contatto diretto e i social. Posta la sua giornata da quando si sveglia a quando va a dormire. “Curo la mia immagine, sento il bisogno di comunicare. Egocentrismo? Sì, non lo nego, mi piace la popolarità, essere riconosciuto, ma non solo per me. I social sono la nuova televisione e mettendoci la mia faccia, credo di fare un servizio anche al mio sport, troppo chiuso in se stesso. Social, immagine ma al centro di tutto rimane lui, il cavallo, i miei cavalli. Difficile vedere un mio post senza un mio cavallo”.

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