I cavalli, un’ossessione che dura da una vita. Parola di Laura Kraut

Laura Kraut e Cavalia - ph:Stefano Grasso/LGCT

Non solo è una delle amazzoni che vincono di più e da più tempo a livello mondiale, Laura Kraut ha anche un dono speciale, quello di scovare giovane talenti che poi lei, o il suo compagno Nick Skelton, portano avanti fino ai più alti livelli dello sport. È successo con Cedric, è successo con Big Star… Laura Kraut racconta cos’è per lei il salto ostacoli e quella passione che oggi come ieri le brucia dentro.

Ho iniziato a montare semplicemente perché ero ossessionata dai cavalli, proprio come mia madre. Credo di essere salita in sella la prima volta a un anno, o due. Probabilmente era qualcosa che avevo nel sangue, non sono mai più riuscita a stare lontano dai cavalli. Ho iniziato a montare in salto ostacoli (in America ci sono diversi tipi di salto ostacoli, le categorie equitation, hunter e jumpers ndr) solo a 18 o 19 anni però mi è piaciuto immediatamente. Ne amavo il fattore ‘sfida’.

Laura Kraut e Constable II – Ph:Stefano Grasso/LGCT

“Per rimanere a lungo in questo sport bisogna essere forti, mentalmente e anche fisicamente. Soprattutto mentalmente, perché ci sono così tanti alti e bassi. Quando ero molto giovane e appena entrata nel mondo del professionismo, verso i 20 o 21 anni, potevo mollare tutto oppure trovare la spinta e andare avanti. Credo che il segreto per riuscire in questo sport sia la ‘fame’, un desiderio talmente forte che quando vai male vuoi solo ricominciare daccapo e mettere le cose a posto. Questa fame io la vedo anche nei miei allievi.

Montare ti mantiene umile: proprio quando pensi di avercela fatta, vai in campo e fai un disastro e devi ricominciare da capo. La gente pensa che al nostro livello non abbiamo più preoccupazioni ma non è così: rimanere al top è tanto difficile quanto arrivarci.”

Laura Kraut e Cedric – Ph:WEF

“Personalmente credo che quello che più di tutto mi fa andare avanti sia l’idea del diamante grezzo, l’idea che potrei trovare qualche fantastico cavallo giovane che nessuno ha notato e portarlo avanti. Cedric aveva sette anni quando l’ho scoperto. Ho capito subito che ci sarebbe voluto tempo con lui e non pensavo certo che avrebbe vinto un oro olimpico. Aveva carattere, mezzi infiniti ma aveva anche paura di tutto ed era molto difficile da montare dunque la mia speranza era che, arrivato a 10 anni, avrei avuto un buon cavallo da Gran Premio. Il fatto che a 10 anni abbia saltato le Olimpiadi per me ha ancora dell’incredibile, perché anche dopo, da molto più adulto, ha continuato a fare il matto, scartando, sgroppando, spaventandosi per mille cose. A Hong Kong evidentemente sapeva che l’occasione era speciale perché ha dato tutto se stesso… ma mi ha messa giù e mi ha fatto mille scherzi tante di quelle volte… quindi sì, bisogna essere forti, avere pazienza, perseverare.”

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