Osteopatia: un metodo differente per gestire al meglio il cavallo sportivo

Da sempre cavalieri, amazzoni, allevatori e proprietari in generale puntano a mantenere in ottima forma e salute i propri cavalli sottoponendoli a visite specialistiche da parte di veterinari, nutrizionisti, fisioterapisti, agopunturisti, osteopati. Oggi ci soffermeremo proprio su quest’ultima figura professionale. L’osteopata è un professionista che si serve di tecniche dell’omonima disciplina per individuare e trattare varie tipologie di disfunzioni del corpo umano e nel nostro caso anche equino, sia relative all’apparato muscolo-scheletrico che del sistema digerente e circolatorio. L’osteopatia non fa uso di farmaci o di interventi chirurgici, si serve unicamente delle mani per i suoi trattamenti. Per un maggior chiarezza e conoscenza di questa figura abbiamo intervistato il Dott. Alberto Carletti, osteopata sia umano che equino.

 

Dopo la sua formazione in ambito “umano” cosa l’ha portata alla scelta di specializzarsi anche nell’ambito equestre?

Amo i cavalli da sempre. Non ho mai avuto particolari doti come cavaliere, tantomeno ho desiderato affinare le mie capacità. Il colpo di fulmine con l’osteopatia equina, l’ho avuto vedendo all’opera l’osteopata che seguiva Michel Robert ed i suoi cavalli… io allora ero uno studente di fisioterapia e vedere cosa si potesse fare utilizzando esclusivamente le mani come strumenti, mi ha letteralmente fatto innamorare, portandomi quindi a completare prima la formazione in umana, poi in equina.

Quando bisogna chiamare un osteopata? E ogni quanto andrebbe fatto un trattamento?

Un osteopata andrebbe chiamato ogni volta che inizino a manifestarsi difese, rigidità o comunque difficoltà di lavoro nel cavallo. Sarebbe opportuno anche contemplare il fatto che l’osteopatia non è solo la risposta a problemi e patologie, ma lo strumento con cui prendersi cura del livello di efficienza del sistema muscoloscheletrico. E questo è naturalmente tanto più vero quanto più impegno agonistico ci possa essere nel cavallo atleta. La cadenza delle sedute dipende un po’ anche dal tipo di lavoro svolto. Diciamo che già fare 2/3 sedute all’anno può essere un ottimo lavoro.

Che ruolo ha la sua forza nelle manipolazioni?

Credo che sia facile cadere nell’errore di immaginare l’osteopatia equina come un tipo di lavoro caratterizzato da un utilizzo di forza, proporzionale alle dimensioni del corpo del paziente, invece le cose non stanno così. Naturalmente alcune tecniche sono un po’ più fisiche, ma un bravo osteopata, in grado di percepire le diverse densità dei tessuti che sta trattando, può lavorare con forze anche di soli pochi etti.

Quanto può influire la posizione scorretta in sella sulle rigidità del nostro cavallo? E soprattutto lei si accorge di questo trattando uno solo dei membri del binomio?

Credo che sia intuibile comprendere quanto un assetto non corretto del cavaliere, possa influire negativamente sulle prestazioni del cavallo. Un maggior carico su una staffa oppure sull’altra, tenderà inevitabilmente a sbilanciare il cavallo in una delle due direzioni, costringendolo a fare un lavoro costante di contro bilanciamento per mantenere la propria centralità. Questo tipo di lavoro non simmetrico, potrà essere uno dei fattori scatenanti che portino a manifestare tensione, rigidità e dolore. Un osteopata può percepire delle alterazioni e delle rigidità nel corpo del cavallo, ma non può comprendere se queste siano dovute a problemi posturali del cavaliere oppure ad un tipo di lavoro non corretto.

Quali sono i miglioramenti che un trattamento di osteopatia può apportare al binomio? E di conseguenza quali patologie può andare a curare?

Il trattamento osteopatico serve principalmente e fondamentalmente a ridare libertà di movimento al sistema corpo, e a un corpo libero di scegliere come muoversi, è un corpo che non ha inutili sprechi energetici e non ha compensi muscolari. Il binomio può avere un enorme beneficio dal trattamento osteopatico, poiché questo serve a dare la massima efficienza possibile al corpo del cavaliere ed a quello del cavallo, eliminando tensioni e rigidità che non sono altro che inutili zavorre.

Oltre alle sue mani, vedo che utilizza altri macchinari per altri tipi di terapie, come ad esempio la vacuum terapia. Che macchine ausiliarie utilizza quindi? A cosa le servono?

Un osteopata utilizza naturalmente solo le proprie mani, ciò non toglie però che si possa integrare il proprio intervento con altri strumenti ed apparecchiature. Da tempo utilizzo la Vacuumterapia, apparecchiatura di derivazione umana e basata su dei concetti di medicina tradizionale cinese, gli stessi che entrano in gioco quando si fa la coppettazione abbinata all’agopuntura. La Vacuumterapia terapia permette di dare una stimolazione molto potente ai muscoli, eliminandone e le rigidità e le fibrotizzazioni e soprattutto richiamando tanto sangue, che serve al nutrimento delle funzioni metaboliche ed alla rimozione delle sostanze di scarto prodotte dalle cellule proprio durante l’attività muscolare. C’è poi da aggiungere, cosa di non poco conto, che è una terapia estremamente piacevole per il cavallo.

Spesso nei suoi post sui social dice che lo sbadiglio è la miglior conclusione ad una sua seduta. In che senso? Cosa effettivamente accade nel momento dello sbadiglio a livello muscolare/osseo?

Ci sono diversi canali e modalità con i quali i cavalli manifestano il rilascio delle tensioni: sicuramente uno di quelli che maggiormente balzi all’occhio, è lo sbadiglio, ma anche il suo chiudere leggermente gli occhi durante una manovra, un respiro profondo, il masticare o leccarsi le labbra. Sono tutti segnali di benessere e delle informazioni molto importanti per chi si occupi di terapia manuale sul cavallo. Sinceramente non credo che siano mai stati fatti studi approfonditi sui meccanismi neurofisiologici che regolino tali manifestazioni, ma sicuramente si tratterà di sensazioni molto piacevoli e rilassanti che attivino particolari aree del sistema nervoso centrale. Basti pensare al senso di piacere, spesso accompagnato da suoni, sospiri profondi o comunque espressioni e movimenti di assecondamento, che l’uomo stesso produce durante una seduta di fisioterapia oppure di osteopatia. Quando un muscolo dolente o solo rigido, viene manipolato e le sue tensioni vengono rilasciate, si ha una sensazione molto piacevole, si sentono il peso e la tensione che se ne vanno, lasciando posto una sensazione piacevole.

Che consigli si sente di dare a chi possiede un cavallo e pratica l’equitazione a livello agonistico?

Se un consiglio posso permettermi di dare, non lo darei solamente a chi faccia agonismo, ma a tutti i proprietari di cavalli, anche quelli che fanno una “semplice passeggiata”, ed il consiglio sarebbe di non dare per scontato sella, sottopancia, imboccatura e peso del cavaliere, poiché è vero che il cavallo è forte, ma il luogo comune che lo ritiene non perturbato o affaticato da ciò che gli chiediamo, è un grosso errore. È importante sapere che nel momento stesso in cui stringiamo il sottopancia, il cavallo è inevitabilmente costretto a funzionare con una biomeccanica adattata, essendo che proprio il sottopancia limita la mobilità della gabbia toracica, e la sella naturalmente non è da meno. Purtroppo, come mi capita di dire spesso, solo un buon livello di cultura equina, permetterà lo svilupparsi di una buona cultura equestre.

Contatti:
Dr Alberto Carletti
Osteopata e Fisioterapista
3355349071

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